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IL DOVERE DI INFORMARE IL PAZIENTE E' DOVERE CONTRATTUALE, NON PRECONTRATTUALE

Per quel che concerne l'obbligo d'informazione e l'onere della relativa prova basterà qui ricordare che la responsabilità professionale del medico - ove pure egli si limiti alla diagnosi ed all'illustrazione al paziente delle conseguenze della terapia o dell'intervento che ritenga di dover compiere, allo scopo di ottenerne il necessario consenso informato - ha natura contrattuale e non precontrattuale; ne consegue che, a fronte dell'allegazione, da parte del paziente, dell'inadempimento dell'obbligo di informazione, è il medico gravato dell'onere della prova di aver adempiuto tale obbligazi

Medico deve informare la paziente della possibilità di interrompere gravidanza se ci sono malformazioni

Con la sentenza n. 15386, depositata il 13 luglio 2011, la Corte di cassazione ha stabilito, che il sanitario, qualora formuli una diagnosi di normalità morfologica del feto anche sulla base di esami strumentali che non hanno consentito, senza sua colpa, di visualizzare il feto nella sua interezza, ha l'obbligo di informare la paziente della possibilità di ricorrere a un centro di più elevato livello di specializzazione, in vista dell'esercizio da parte di quest'ultima del diritto di interrompere la gravidanza, ricorrendone i presupposti.

ESERCIZIO ABUSIVO DI PROFESSIONE: Psicoanalisi e psicoterapeuti

Chi svolge attività di psicoanalisi con colloqui, senza essere iscritto all'albo degli psicologi e all'elenco speciale degli psicoterapeuti, commette il reato di prestazione abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta, punito dall'articolo 348 del Codice penale.

Il nesso di causalità in ambito civile in materia di responsabilità del medico per omissione di cure

La Corte di cassazione con sentenza 16 ottobre 2007, n. 21619
ha stabilito che il nesso di causalità in sede civile è ben diverso da quello richiesto dalla fattispecie penale.
In particolare, nell’accertamento del nesso causale civile, è possibile accedere ad una soglia meno elevata di probabilità rispetto a quella penale: la causalità civile obbedisce alla logica del "più probabile che non".

Onere del medico di provare l'insussistenza di propria colpa - Accertamento dell'esistenza di complicanze intraoperatorie

In caso di prestazione professionale medico-chirurgica di "routine", spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state, invece, prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico-scientifiche del momento.

Natura di atto pubblico della cartella clinica

La cartella clinica, costituendo a tutti gli effetti un atto pubblico ex art. 2699 cc.c. (così come sostenuto da giurisprudenza costante ed univoca), fa piena prova fino a querela di falso, secondo il dettame normativo di cui all’art. 2700 c.c..
Per l'effetto detta cartella clinica gode di efficacia probatoria privilegiata con riferimento alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti o degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Chiunque può rifiutare le terapie giudicate inutili

Il paziente ha il diritto di rifiutare il sondino.
Il Tribunale Amministrativo regionale del Lazio, con la sentenza 8650/2009, ha accolto il ricorso del "Movimento difesa dei cittadini" che chiedeva l'annullamento dell'atto di indirizzo con il quale il ministro del Welfare aveva diffidato le strutture del sistema sanitario pubblico a sottrarre idratazione e alimentazione a pazienti in stato vegetativo persistente.

Senza consenso informato del paziente c'è spazio per il risarcimento anche quando l'intervento è stato correttamente eseguito.

Con la sentenza n. 2847/2010, la Suprema Corte di Cassazione torna sulla complessa problematica della responsabilità medica, specificandone importanti principi.

•Il paziente che non ha dato il proprio consenso all’intervento, ha diritto ad essere risarcito del danno non patrimoniale subito, nonostante l’esito positivo dell’operazione chirurgica.
•Per ottenere il ristoro del danno, il paziente dovrà provare che se avesse avuto tutte le informazioni necessarie in merito ai possibili rischi, non avrebbe comunque accettato di sottoporsi a quell’intervento.

L'attività medica si manifesta in controlli e prescrizioni e non può essere imposta

Con sentenza 37473 del 13 ottobre 2010 la Cassazione penale ha stabilito che, a parte il caso di trattamento sanitario obbligatorio, l'attività medica, sia essa svolta in forma privata, sia essa espressione di pubblico servizio, non assume caratteri coercitivi e si manifesta in controlli e prescrizioni, cui il paziente volontariamente aderisce o meno.

Responsabilità del medico "attendista"

Lo specialista non può mai adagiarsi: suo dovere è adoperarsi attivamente per il malato. «La posizione di garanzia del medico non può essere interpretata come un ruolo di mera attesa, ma comporta la ragionevole aspettativa dell'intrapresa di tutte le iniziative (diagnostiche e terapeutiche) che consentano di produrre effetti positivi sulle condizioni di salute del paziente».

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